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Catania - Il direttore sportivo Davide
Mignemi, da siciliano, ha analizzato la
situazione del Catania, dopo il tracollo ai playoff contro l'Ascoli, ai
microfoni di Telecolor, nel corso della
trasmissione ‘Diretta Stadio’: “Il mister conosce meglio di noi i giocatori,
se dice che la squadra non è al meglio della condizione vuol dire che dal
punto di vista fisico era arrivata abbastanza cotta a questo appuntamento. È
anche vero che quanto ti chiami Catania e giochi una semifinale
playoff per andare in B l’obiettivo è così importante che devi riuscire
anche a dare il 110%, a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Sono mancati i
calciatori. È mancato un po' tutto questo ad Ascoli. S.Donzella
Antonio
Di Gennaro, commentatore DAZN ed ex giocatore del Bari, ha commentato
l'amara retrocessione dei biancorossi in Lega Pro: “In B poteva esserci
qualche investitore, ma in C è più difficile. Ho chiesto a Longo le
percentuali sulle responsabilità, ma ha preso la squadra a -2 dalla salvezza,
sono tutte cazzate. Ha spaccato lo spogliatoio, non ha gestito bene i
calciatori, anche contro il Sudtirol ha sbagliato i cambi. A livello tattico
ha sbagliato tanto. Ha giocato le due partite dei playout con il 4-3-1-2 che
non aveva mai fatto. Se avessimo avuto Castori saremmo stati salvi un mese
fa. Poi ci sono tutti gli altri problemi”, le parole riportate da LaBariCalcio.it.
S.Donzella
Arezzo - Cristian Bucchi, allenatore dell'Arezzo, ha ricevuto il
Trofeo Maestrelli in seguito alla promozione in Serie B con i toscani. Il
tecnico ha analizzato la trionfale stagione in Serie C e ha tracciato gli
obiettivi futuri del club in vista del prossimo e impegnativo campionato
cadetto, ricordando anche la sua particolare carriera. Queste le parole
raccolte dai colleghi di TuttoMercatoWeb.com.
Un premio importante che
corona una grande cavalcata. È solo l'inizio del suo percorso in Serie B,
magari sognando in grande per il futuro?
"Lo spero davvero. Anche perché, guardando l'anagrafe, ho quasi 49 anni
ma alleno già da 15. Vincere dopo così tanto tempo è stato meraviglioso e ha
ripagato un cammino lungo e bellissimo, a tratti complicato o nebuloso. Nella
mia carriera ho toccato la Serie A, ho fatto tanta Serie B e una sana gavetta
in Serie C. Ripartire quest'anno da Arezzo e riuscire subito a vincere ha
rappresentato per me una vera rinascita, vissuta con una maturità diversa. Mi
piacerebbe molto ritornare sul palcoscenico della massima serie, e spero che
questo traguardo sia il primo passo per un nuovo salto di categoria".
Quali saranno le prospettive dell'Arezzo in vista del
prossimo torneo di Serie B? È una categoria che lei conosce molto bene.
"Sarà un campionato molto tosto, caratterizzato da un grandissimo ritmo
e da un'elevata qualità tecnica. Quest'anno ho seguito molto la categoria e
mi sono divertito parecchio, vedendo esprimere un ottimo calcio. Spesso ho
preferito le gare cadette a quelle della massima serie. Ci attende un
percorso difficile, ma l'Arezzo dovrà affrontarlo con lo stesso grande
coraggio che ci ha contraddistinto finora. Non dobbiamo assolutamente
snaturarci. Sappiamo di essere tra i più piccoli della categoria, ma saremo
anche i più vogliosi. Vogliamo tenerci stretta la Serie B giocando a viso
aperto, senza speculare o adottare una mentalità puramente difensiva che non
ci porterebbe lontano".
Condivide quindi il
pensiero di chi sostiene che in Serie B si sia giocato un calcio migliore
rispetto alla Serie A?
"Sì, sono d'accordo. Ho visto diverse partite e molte squadre
esprimevano un gioco eccellente, come stiamo vedendo anche in questi
entusiasmanti play-off. In Serie A spesso prevale il tatticismo esasperato a
causa del peso dei punti in palio, mentre in Serie B si riesce ancora a unire
lo spettacolo al risultato. Questo è il grande merito di tanti tecnici
preparati: penso a Massimiliano Alvini, che ha fatto qualcosa di
straordinario, ma anche a Stroppa, Calabro, Aquilani e molti altri che stanno
elevando lo spessore del panorama calcistico italiano, preparando al meglio
le squadre anche per il salto successivo".
In passato ha avuto una
grandissima occasione sulla panchina del Sassuolo. Quell'esperienza, seppur
conclusa negativamente, l'ha aiutata a diventare l'allenatore di oggi?
"Assolutamente sì, anche se ci ho messo un po' di anni per
metabolizzarla. Quella di Sassuolo è stata una parentesi straordinaria, ma è
arrivata quando ero molto giovane, a soli 39 anni, e subito dopo la chiusura
di un ciclo lungo e importante come quello di Di
Francesco. In quel preciso momento storico probabilmente la società aveva
bisogno di una guida più strutturata. All'epoca avevo tanta voglia di imporre
le mie idee, mentre il gruppo necessitava di una gestione diversa.
L'esperienza però insegna e la scelta di ripartire da Arezzo in Serie C è
nata proprio dalla volontà di riconquistarmi tutto un passo alla volta. Ora
torniamo in Serie B con un entusiasmo immenso e tanta voglia di sognare,
mettendo in campo qualità, orgoglio e coraggio".
S.Donzella
Barletta - Massimo Paci, subentrato a campionato
in corso alla guida del Barletta, è riuscito a ottenere la promozione in Lega
Pro con i pugliesi. TuttoC.com lo ha contattato per
analizzare la grande stagione e il futuro con il club biancorosso che,
intanto, è ancora impegnato con la Poule Scudetto di Serie D.
Semifinale scudetto
d'andata con vittoria in rimonta e in extremis col Vado. Quanto pesa?
"Tantissimo, soprattutto per come è arrivata. Andare sotto e avere la
forza di reagire dimostra il carattere di questa squadra. Al ritorno sappiamo
che sarà difficile però sono convinto che possiamo fare una bella
partita".
Cosa ha detto alla squadra
dopo il gol subìto?
"Ho detto di restare calmi e di non perdere le distanze. La partita era
lunga e c’era tutto il tempo per ribaltarla, bastava continuare a fare il
nostro gioco. I ragazzi sono stati bravi".
Nel secondo tempo avete
cambiato atteggiamento: cosa è cambiato tatticamente?
"Abbiamo alzato il baricentro e aumentato l’intensità nel recupero
palla. Inoltre abbiamo cercato più ampiezza sugli esterni per creare
superiorità e mettere in difficoltà la loro difesa. Gli episodi hanno girato
a favore ma la squadra ha dimostrato mentalità".
Quanto ha inciso il
pubblico del Puttilli?
"Tantissimo. Il loro sostegno si sente, soprattutto nei momenti
difficili. Ci hanno spinto fino alla fine ed è anche grazie a loro se abbiamo
trovato le energie per vincerla. Hanno creato come sempre un ambiente
positivo che ha creato i presupposti per fare il massimo".
La squadra sembra crederci
fino all’ultimo: è questa la vostra forza?
"Sì, assolutamente. Questo gruppo non molla mai. Anche quando le cose si
mettono male, c’è sempre la convinzione di poter cambiare la partita".
Che partita si aspetta al
ritorno?
"Mi aspetto una gara ancora più difficile. Loro cercheranno di partire
forte, ma noi dovremo farci trovare pronti e giocare con la stessa
determinazione di domenica. Bisogna rimanere umili e dimostrare di volere a
tutti i costi di meritare la finale".
Vi sentite favoriti per la
finale?
"No, non mi piace parlare di favoriti, giochiamo contro una squadra
davvero forte e allenata egregiamente. Nel calcio basta poco per cambiare
tutto, dobbiamo restare concentrati".
Per la prossima stagione
il Barletta si sta già organizzando?
"Qualcosa si inizia sempre a programmare, è normale. Ma in questo
momento siamo totalmente concentrati sul presente e sugli obiettivi che
abbiamo davanti".
in settimana vi incontrerete
per parlare del suo futuro?
"Sì, comunque adesso la priorità è la squadra e il finale di stagione,
sarebbe bello staccare il biglietto per la finale ma sappiamo che dovremmo
lottare". S.Donzella
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