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Dopo anni di
sorprese dietro l'angolo - esclusioni dell'ultimo minuto, riammissioni rocambolesche,
fallimenti improvvisi - la prossima Serie C potrebbe
finalmente assomigliare a un campionato normale. Per la prima volta da tempo,
tutte le 59 società aventi diritto (con il fallimento della Ternana si
attende l'ufficialità della riammissione del Foggia) hanno presentato la
documentazione entro la scadenza di martedì 16 giugno. Anche le realtà
considerate più a rischio, come Grosseto e Crotone,
sono arrivate al traguardo, quest'ultimo dopo ore frenetiche raccontate dallo
stesso presidente Gianni Vrenna durante
l'incontro con Confindustria: "C'è stato il serio rischio
che la squadra non si iscrivesse, ma proprio pochi
minuti fa siamo riusciti a ottemperare a tutti gli adempimenti, con le mie
forze".
Un dato che, se confermato dalla Commissione indipendente che ora dovrà
validare requisiti economici e finanziari, certificherebbe l'assenza di riammissioni
vere e proprie: l'unico movimento sicuro resta quello del Foggia,
ripescato al posto della Ternana, fallita e cancellata dai ranghi
del calcio professionistico. È uno spot al lavoro che
la terza serie sta facendo in termini di sensibilizzazione e coerenza
amministrativa. Ma dietro la facciata della normalità si nasconde una
criticità che attraversa silenziosamente l'intero impianto del campionato:
gli stadi. Tralasciando le questioni di risorse, di mercato, degli attriti
tra tifoserie e proprietà che pure non mancano e che si sono manifestati in
più di una piazza, colpisce un dato su tutti, soprattutto se si guarda al
girone C, da sempre il più passionale, il più identitario d'Italia. Poche
squadre, la prossima stagione, giocheranno davvero nella propria casa.
Il Cosenza, dopo settimane di incertezza legate ai lavori di
riqualificazione del "San Vito-Marulla" e al
rischio di revoca della convenzione, ha trovato la propria dimora allo
stadio "Scida" di Crotone,
grazie alla disponibilitàconcessa dal club rossoblù calabrese e all'ok
arrivato in extremis dalla Prefettura. Il Monopoli, alle prese
con il rifacimento del manto erboso del "Veneziani",
disputerà le prime tre o quattro gare casalinghe addirittura al "San
Nicola" di Bari, lo stesso impianto al centro del
lungo braccio di ferro tra il sindaco Vito Leccese e la
famiglia De Laurentiis. Il Sorrento, in attesa ormai
da quattro anni del proprio stadio "Italia", lascia
addirittura la base di Potenza dove giocava da tre stagioni
per trasferirsi al "Donato Curcio" di Picerno,
minacciando platealmente di non iscriversi più al campionato 2027-28 se la
situazione non si sbloccherà. E ancora la Scafatese, che dopo la
consegna delle chiavi del "Vitiello" sta correndo
contro il tempo per completare il restyling, con il "Guariglia" di Agropoli come
piano B. Il fenomeno non
riguarda solo il Sud. Anche al Nord, nel girone che dovrebbe essere il più
strutturato, il Vado, neopromosso dopo 78 anni di assenza dal
professionismo, ha dovuto rinunciare al proprio storico "Chittolina", non a norma per gli standard della
Lega Pro, e dopo settimane di trattative tra annunci e dietrofront ha trovato
casa al "Sivori" di Sestri Levante,
non senza che la scelta finisca per condizionare anche la composizione
geografica dei gironi. Una situazione che racconta, numeri alla mano, quanto
il problema infrastrutturale resti la vera spina nel fianco della terza serie
italiana: club che salgono di categoria sul campo, vincendo e meritando, e che si ritrovano poi a fare i
conti con impianti inadeguati, comuni lenti, fideiussioni e cantieri che non
rispettano i tempi del calcio. La Serie C che verrà avrà finalmente sessanta
squadre iscritte regolarmente. Ma sarà, ancora una volta, un campionato in
cui troppe big giocheranno in trasferta anche in casa. L.Salvini Il tema delle
multiproprietà torna prepotentemente nel dibattito del calcio italiano. Da
una parte la possibile acquisizione, da parte di Claudio Lotito, della Reggina,
dall'altra la situazione legata alla famiglia De Laurentiis, proprietaria sia
del Napoli che del Bari. Il presidente dimissionario della Figc, Gabriele
Gravina, ha spiegato la situazione ai microfoni del quotidiano Il
Giorno: "In Europa si sta valutando di consentire le
multiproprietà con una percentuale riconosciuta che non deve superare il 30%. In Italia sono stato io a
togliere la norma, poi il Napoli ha minacciato di farci causa e siamo
arrivati alla transazione, con la chiusura del 2028. Entro quella data De
Laurentiis dovrà vendere il Bari" M.Ferri Il Cosenza risponde a Vincenzo Rota, che nei
giorni scorsi aveva accusato l'attuale proprietà rossoblù di aver fatto saltare la cessione societaria. Attraverso una nota
firmata dagli avvocati Francesco Caputo, Alessio De Bartolo e Francesco De
Sensi, il presidente Eugenio Guarascio ha spiegato
le ragioni dello stop alle trattative: "In qualità di
amministratore della San Vincenzo Srl, come
indicato in calce alle comunicazioni pervenute all’indirizzo della società,
ha firmato l’accordo di riservatezza - riporta il Corriere
della Calabria - In data 15 giugno 2026, nella missiva trasmessa da Concetta,
Stefania e Umberto Rota, si è appreso che l’iniziativa fosse da ritenersi
posta in essere dal signor Vincenzo Rota a titolo personale e non per conto
della società San Vincenzo Srl. Nell’interesse
della proprietà, l’avvocato Francesco De Sensi ha quindi chiesto il 17 giugno
2026 chiarimenti sulle persone fisiche o giuridiche interessate ad acquistare
il Cosenza Calcio. Condizione necessaria, come riporta la formale istanza
indirizzata al legale del signor Vincenzo Rota, “per avviare e concludere
positivamente la cessione delle quote”. Ma c’è di più. Il giorno successivo,
l’avvocato del Cosenza Calcio ha ricontattato il legale del signor Rota per
precisare che, per concludere la vendita, fosse necessario indicare i
soggetti interessati, così da poter siglare l’accordo di riservatezza che era
stato originariamente firmato dalla Società San Vincenzo in persona del
legale rappresentante Vincenzo Rota. Realtà nei confronti della
quale la proprietà del club aveva manifestato positiva adesione alla
prosecuzione della trattativa. Non è vero che non è stata data risposta a
Vincenzo Rota. Anzi. Si ripete, per chiarezza: a Vincenzo Rota sono stati chiesti
i nominativi dei soggetti interessati all’acquisizione, ai quali far
sottoscrivere, come previsto nei casi di cessioni di tale portata, il nuovo
accordo di riservatezza. Tale richiesta è stata ignorata. La proprietà – conclude la
nota – ribadisce la piena disponibilità a cedere la società, ma non
ad accettare condizioni o dinamiche non coerenti con una lineare trattativa o
volte ad assecondare forzature o condizionamenti". M.Ferri Il Potenza deve ancora scegliere il successore di Pietro De Giorgio per
la panchina rossoblù della prossima stagione. Il primo nome sulla lista è
quello di Ivan Tisci, che ha salutato Pineto dopo due stagioni e altrettante
qualificazioni ai playoff, ma l'ex allenatore degli abruzzesi non è l'unico attenzionato dal direttore sportivo Giuseppe Di Bari. Come riporta Antenna
Sud, i lucani stanno valutando anche i profili di Vinicio Espinal, che non resterà alla Giana Erminio e
di Leandro Greco, che nell'ultima stagione ha guidato la Pro
Patria prima di essere esonerato lo scorso 9 dicembre, con la squadra al
penultimo posto del girone A. M.F. Pineto - È stato presentato Enrico
Barilari, nuovo allenatore del Pineto. Il
tecnico, originario di La Spezia, arriva in Abruzzo dopo le ultime due
esperienze in Serie C girone C, a Sorrento e Foggia, e in precedenza alla
guida del Sestri Levante, club con cui centrò la promozione in Serie C. Nel
corso della conferenza stampa di presentazione, Barilari
ha parlato del proprio approccio, degli obiettivi e delle prime impressioni sull'ambiente
biancazzurro. Il nuovo tecnico ha spiegato di non essere arrivato a Pineto
come un volto del tutto nuovo: "Io ho già avuto con loro un colloquio
due anni fa ed ero già venuto da avversario, quindi conoscevo l'ambiente
Pineto anche molto bene. Ho seguito in questi due anni tantissime partite del
Pineto, vuoi per simpatia, vuoi per curiosità". E ha aggiunto,
parlando della filosofia del club: "L'idea che hanno loro del calcio
sostenibile, del calcio che valorizza i giovani ma che porta comunque anche
ai risultati, perché hanno fatto due stagioni clamorose, è quella che è la
mia stessa visione di calcio". Barilari ha ripercorso il proprio
recente passato in panchina, segnato da partenze positive interrotte da
esoneri: "A Sorrento mi sono trovato quarto e dopo due mesi mi
sono trovato esonerato, a Foggia ero quasi fuori dalla zona salvezza e dopo
tre settimane mi hanno esonerato. Vuol dire che ho sbagliato qualcosa nella
gestione del momento di euforia". Un'esperienza che il tecnico dice
di voler portare con sé nel nuovo incarico: "Il Pineto ha chiuso
la stagione molto bene, magari mi ritrovo in una situazione simile e devo
sapere che si può fare ancora meglio invece di sedermi". Interrogato sull'assetto
tattico, dopo che la squadra nella scorsa stagione era passata dalla difesa a
quattro a quella a tre, Barilari non si è
sbilanciato su un modulo predefinito: "Io vorrei lavorare sui
principi, non tanto su un modulo particolare, ma sulla mentalità. Questa è
una squadra che può fare come fanno ormai tutte le squadre, che costruiscono
a 4 e difendono a 5, costruiscono a 3 e difendono a 4. Non c'è ormai un
modulo preciso". Pur riconoscendo un'etichetta storica da allenatore
di 4-3-3 maturata soprattutto a Foggia, il tecnico ha ricordato di aver già
sperimentato altri assetti: "Ho fatto un derby con l'Entella giocando 3-5-2, non la vedo come un dogma". Sul fronte dello staff
tecnico, Barilari ha preferito mantenere ancora
riserbo su alcuni nomi per ragioni contrattuali, ma ha anticipato qualche
dettaglio: "Ho portato il vice allenatore, un preparatore
atletico e uno dei due match analyst, perché
l'altro è un ragazzo della zona, Samuel Birenzo. In
più ho trovato con grande piacere Michele Radunanza". Sul vice
allenatore, di cui non ha potuto svelare l'identità in quanto ancora sotto
contratto altrove, ha speso parole di stima: "Il vice è un
allenatore di ottimo livello, con il quale collaboro per la prima volta ma
con cui c'è un'amicizia di molti anni". Alla domanda su quali
ambizioni si ponga per la nuova stagione, il tecnico ha preferito non
sbilanciarsi: "Dove ci collochiamo? Non lo so, partiamo più
umili possibile. Poi magari in cuor mio spero di arrivare meglio, però non
c'è nessuna regola scritta, le stagioni sono diverse, le rose sono
diverse". Sul gruppo a disposizione, Barilari
si è detto già fiducioso sul piano umano, oltre che tecnico: "So
che ci sono ottimi ragazzi che hanno fatto anche un gran gruppo tra loro,
credo che il discorso umano sarà proprio la parte più facile". |
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