
|
NOTIZIE
TUTTALAC |
|
La Ternana è
già fuori dalla Serie C, tecnicamente. Ma se c’è un “fatto della settimana”
che parla alla C, al suo presente e al suo futuro, è proprio la sua morte e
la sua ripartenza. Perché a Terni non è fallita solo una società: è andato in
frantumi un certo modo di intendere il calcio di provincia, ed è ripartita -
sulle macerie - l’ennesima scommessa sul “modello sostenibile”. Qui non
si tratta di fare la cronaca giudiziaria del fallimento, ma di leggere la
Ternana come sintomo. E questa settimana è quella in cui la città, le
istituzioni, i potenziali nuovi soggetti e il mondo del calcio hanno iniziato
davvero a misurarsi con il “dopo”. In questa settimana il quadro si
è fatto ancora più chiaro. Le ricostruzioni locali indicano che il percorso
di ripartenza passa ormai in modo concreto dall’Orvietana,
attraverso il progetto costruito attorno a Stefano Bandecchi e alla fusione con la Ternana Futsal, con l’idea di riportare una
nuova Ternana in Serie D. Non è un dettaglio tecnico: è il cuore della
vicenda, perché sposta il racconto dalla semplice emergenza alla rifondazione
di un club Dal crollo al bando: la Ternana come laboratorio Il punto di partenza è semplice e
brutale: la Ternana come l’abbiamo conosciuta non esiste più. Il tribunale,
il fallimento, il bando per l’esercizio provvisorio e la corsa contro il
tempo per garantire una continuità sportiva sono diventati la nuova normalità
di una piazza che, fino a pochi anni fa, sognava la Serie A. In mezzo, c’è tutto: la fine del
ciclo Bandecchi, le fratture con la piazza, le
promesse di stadi e progetti, la sensazione di un pallone che correva più
veloce dei conti. La Ternana è stata per anni il simbolo di un calcio
“ambizioso”, spesso sopra le proprie possibilità. Ora rischia di diventare il
simbolo opposto: quello di una ripartenza obbligata, più sobria, più locale,
più legata al territorio. Perché riguarda la Serie C, anche se la Ternana
non è più lì La domanda è legittima: che
c’entra tutto questo con la Serie C, se la Ternana oggi non è più una squadra
di C? C’entra eccome, perché la traiettoria è la stessa che hanno vissuto - o
rischiano di vivere - tante realtà che in C ci stanno, ci sono state o
ci finiranno: crescita rapida, spinta da un proprietario forte; investimento
pesante; salto di categoria; poi il conto che arriva, spesso quando il campo
non regge più la narrativa. V.Debbia Bari - Ecco la nota
dopo la conferenza stampa di Vito Leccese, sindaco della città di Bari, dopo
le vicende legate alla gestione del San Nicola e del Bari, prossimo al
campionato di Serie C: "Oggi ho convocato una conferenza stampa per
aggiornarvi su quello che sta succedendo con la SSC Bari. Ve lo racconto qui,
con la stessa franchezza con cui l'ho detto ai giornalisti. Lo so che molti di voi sono
arrabbiati. Lo so che la retrocessione in Serie C è stata durissima e che la
fiducia nella proprietà del Bari è esaurita da tempo. La capisco, quella
rabbia. Ma il mio compito non è alimentarla, è trasformarla, se possibile, in
qualcosa di concreto. Non ho il potere di
“cacciare i De Laurentiis”. La SSC Bari è una società privata, e nessun
sindaco può sottrarre un bene privato al suo legittimo proprietario. Chi me
lo chiede mi chiede una cosa che non è nelle mie mani, né in quelle di
nessuna istituzione democratica. Quello che posso fare, e che intendo fare, è
esercitare fino in fondo le prerogative che ho. E la più importante, in
questo momento, è la disponibilità dello stadio per l'iscrizione al prossimo
campionato. Lo stadio San Nicola è un bene nella disponibilità della città
di Bari. E non possiamo consegnare questa disponibilità senza ottenere un
impegno che questa città merita. E cioè chiarezza
per il futuro della sua squadra. E quando parlo di chiarezza non mi riferisco
agli obiettivi sportivi, di cui non devo e non posso occuparmi. Mi riferisco
all’obiettivo del passaggio di proprietà, come previsto dalle norme federali.
L’unica via d’uscita da questa situazione ormai compromessa. Prima di firmare qualsiasi
atto, dunque, ho chiesto a Luigi De Laurentiis garanzie precise sulla vendita
del Bari. E le ho messe nero su bianco. 1. Un nuovo management con
un mandato contrattuale esplicito: non solo guidare la squadra, ma
gestire la
transizione verso una nuova proprietà. 2. Un percorso di advisoring formale, con tempi e regole strutturate, per
trovare acquirenti, con un cronoprogramma chiaro e trasparente per il
passaggio di proprietà, che si concluda prima del 2028 indipendentemente da
eventuali modifiche alle norme federali sulla multiproprietà. 3. Un comitato di
garanzia, nominato dal Comune, formato da personalità di cui questa città si
fida, che costituisca un canale di comunicazione periodico e diretto con il
club. Non sono richieste mie
personali. Sono le richieste di una città che ha aspettato abbastanza e che
ha il diritto di conoscere il proprio futuro. Attendo risposta. So che questo percorso
richiede pazienza, e so che la pazienza è finita da un pezzo. E so che
qualcuno vuole solo una rivalsa contro una famiglia che ha deluso le
aspettative. Ma vi chiedo di capire che la vendetta non rientra nei compiti
di un sindaco. La disponibilità dello stadio è un atto di responsabilità e,
pertanto, può essere rilasciata solo di fronte ad impegni reali e vincolanti
per garantire la salvaguardia di un bene di tutti, come la nostra passione
sportiva. E sì, questo posso e devo pretenderlo. Il Bari non è solo una
squadra di calcio. È parte di quello che siamo. È il modo in cui questa città si racconta
al resto del Paese, il filo che tiene insieme generazioni diverse, quartieri
diversi, storie diverse. Un patrimonio che non appartiene a una famiglia, né
a un sindaco. Ma a tutti noi. E come tale va trattato. Vi terrò aggiornati. G.Lenoci La retrocessione del Pescara dalla Serie B ha lasciato sicuramente l'amaro in
bocca ad una società che, dopo una prima parte certamente non positiva, ha
provato con il mercato di gennaio a rimediare agli errori, con l'ingaggio di
giocatori di categoria e con Lorenzo Insigne. Nel momento cruciale, però,
dopo un tentativo di rimonta gli abruzzesi hanno salutato la cadetteria con
una retrocessione che necessita di riflessioni. Si riparte da poche, ma
buone, certezze - Gorgone ha dimostrato di poter mettere insieme i pezzi ma
alle richieste dalla B sarà difficile dire no: destinazione probabile SudTirol. Nella prossima settimana ci sarà la nomina del
tecnico: il Delfino proverà l'assalto ad un profilo non solo su preparato dal
punto di vista tecnico, ma in linea con le ambizioni del club . Non sarà
confermato in toto, viste anche le richieste per diversi giocatori, ma già
avere, tra le possibilità, la chance di poter confermare Insigne rende il
progetto certamente volto alla vetta di un Girone B che si prospetta
complicato. Le parole di Sebastiani
rassicurano l'ambiente - Il Presidente Daniele Sebastiani, come ripreso dal nostro
Portale, ha voluto chiarire un paio di situazioni extra-calcio, facendo
ammenda di errori di gestione ad inizio stagione ed elogiando il supporto dei tifosi mai mancato durante la stagione. Sulla rosa,
ecco le sue dichiarazioni: "Lorenzo per noi sarebbe
importantissimo, ci ho parlato e mi ha detto che ci sono possibilità che
resti. Sono ottimista anche per Brugman e Bettella,
mentre Letizia e Acampora sono figliocci del direttore Foggia e non credo ci
saranno problemi. Plizzari? Lui sa che questa è
casa sua e siamo a disposizione, se volesse tornare. Col Venezia siamo in
ottimi rapporti, oltre a lui potrebbero arrivare El
Haddad e Cannavò, in cambio di Berardi". Pensare
ad un Pescara con questi nomi, potrebbe portare di diritto il Delfino tra le
grandi favorite per la promozione in Serie B. G.Lenoci Reggiana - I ritorni,
talvolta, sono l'inizio di una storia ancora più entusiasmanti - A distanza di
quattro anni, nell'organigramma della Reggiana è tornato Doriano Tosi, questa
volta con il ruolo di Direttore Tecnico. Nelle sue parole c'è consapevolezza
e serietà verso una piazza già portata in B dal Dirigente: "Bisognerà
lavorare molto per portare la Reggiana a costruire una squadra coesa, con
virtù per lottare nei primi posti. Non possiamo garantire la vittoria del
campionato, saremmo degli sprovveduti a dirlo adesso. Noi cercheremo comunque
di arrampicarci molto in alto". Niente proclami, ma la certezza di poter
lavorare su qualcosa di importante." Non c'è necessità di
vendere. E quel budget... - Come espresso anche dal Direttore Sportivo Marco Bernardi, la
società non ha la necessità di vendere i suoi pezzi pregiati. Certo, le
sirene da categorie superiori saranno molto complicate da silenziare ma
ripartire da 4-5 big potrebbe rendere il lavorodello staff tecnico più agevole: spesso, lo
abbiamo visto con Arezzo e Ascoli nel girone B, nel quale sarà inclusa la
Reggiana, la differenza è stata fatta proprio dal giocatore con più
esperienza nei momenti topici della stagione. Pensare a Rozzio
o a Reinart in Serie C potrebbe sembrare fantamercato, ma la società è stata chiara, anche per il
budget messo in preventivo: con Tesser in panchina, autentico veterano
della categoria, l'asticella sarà necessariamente alta. G.Lenoci |
|
" tuttalac " Via Ugo
Foscolo 33 - 27058 Voghera - Pavia - |