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GENOVA, 09 MAG - Minacce rivolte ai giocatori dello Spezia sono comparse su uno striscione appeso al ballatoio della cattedrale di Cristo Re nella notte seguente la retrocessione della squadra in serie C. La scritta, che recitava la frase "Hobby estivo: caccia al giocatore!", è stata rimossa all'alba. Non si sono tuttavia registrate intemperanze al ritorno della squadra in città dalla trasferta di Pescara che ha sancito il penultimo posto in classifica. (ANSA).

 

 

 

 

 

 

Si è conclusa la gara di andata del Playout tra Bra Torres con il punteggio di 0-1. I sardi sono stati più cinici e hanno sfruttato la qualità a disposizione per archiviare il primo round grazie alla rete di Di Stefano nel primo tempo. L'attaccante, mattatore della gara, ha anche colpito un legno nella ripresa e ha indirizzato la gara per i suoi. Gara di ritorno in salita per i piemontesi, costretti a vincere con due gol di scarto per la permanenza in Serie C.

G.L.

 

 

 

 

Pescara - Giampaolo Guerrieri, segretario del Sap di Pescara, ha commentato la gestione dell'ordine pubblico in occasione della sfida tra Pescara e Spezia con gli scontri che, successivamente, hanno preso la triste copertina dell'ultima in B del Delfino: "Il dispositivo di ordine pubblico messo in campo, con sole quattro squadre è stato inadeguato: abbiamo avuto sei agenti feriti del Reparto Mobile di Senigallia e Roma e altri quattro colleghi che stanno andando in ospedale per farsi refertare. Sono state lanciate 126 bombe carta dentro e fuori lo stadio, con l'impiego di 72 lacrimogeni per disperdere la tifoseria".

 

 

 

 

 

 La terza serie italiana si prepara a un’annata d’alto profilo: ReggianaSpezia Pescara salutano la Serie B in un colpo solo, portando in C piazze blasonate e, in prospettiva, sicuramente ambiziose di una pronta risalita. I dati raccontano, però, allo stato attuale, un fallimento complessivo: la Reggiana chiude a quota 37 punti (9V, 10N, 19P; 36 gol fatti, 56 subiti), mentre Spezia e Pescara si fermano a 35 punti, rispettivamente con 8 vittorie (43 gol fatti, 59 subiti) e 7 vittorie (51 fatti, 66 subiti). Nessun record positivo da evidenziare: il miglior realizzatore granata, Manolo Portanova, si ferma a soli 7 gol, a conferma di un reparto offensivo sterile. Tutto questo mentre sul campo la lotta salvezza si decideva all’ultima giornata: il pareggio 1-1 tra Pescara e Spezia di venerdì sancisce l’addio dei tre club. Ora la Serie C del prossimo anno avrà così per protagonisti club abituati a palcoscenici superiori – e le risposte societarie a questo tracollo saranno un altro tema caldo per l’estate a venire.

Reggiana: errori di mercato e troppi cambi in panchina (nessuno decisivo) - La Reggiana paga errori di mercato e una carenza d’attaccanti di peso. Il direttore sportivo Fracchiolla aveva puntato sulla conferma di Cedric Gondo affiancato al talento Mathis Lambourde e a un centravanti rodato come Andrija Novakovich, ma i fatti hanno dato torto alle previsioni: l’unico a brillare è stato il già citato Portanova e tutti gli altri attaccanti hanno deluso. A gennaio il tentativo di far ripartire il reparto con Tommaso Fumagalli (reduce da 1 gol in 22 gare con l’Entella) è stato misero ed è sfociato nel flop annunciato. Nel frattempo sono partiti anche Elayis Tavsan e Manuel Marras, ulteriormente sguarnendo le corsie offensive.

Sul fronte difensivo, Reggiana ha poi perso a fine gennaio due pedine chiave: il portiere Edoardo Motta (ceduto alla Lazio) e il centrale Giangiacomo Magnani (ritornato al Palermo). Se l’arrivo del veterano Micai tra i pali ha tamponato la fuga di Motta, gli innesti in difesa (Vicari e Lusuardi) non hanno saputo far rimpiangere Magnani in termini di carattere e coesione di reparto.

Dal punto di vista tecnico, l’andamento stagnante ha costretto il club a tre cambi di allenatore. Davide Dionigi, confermato dopo la salvezza ottenuta da eroe nel 2024/25, era partito bene e a metà stagione (15ª giornata) la squadra occupava il nono posto con 20 punti, piena zona playoff. Ma un tracollo ha cambiato il destino: 1 punto nelle 8 gare seguenti hanno fatto precipitare la Reggiana in zona pericolo e aperto il primo esonero. Al suo posto l’azzardo Lorenzo Rubinacci (promosso da vice di Nesta in B), che pur avendo la migliore media-punti stagionale (1.0) non risolleva la classifica. A gennaio l’ultimo atto: l’arrivo di Pierpaolo Bisoli (alla ricerca di rilancio dopo brevi e deludenti esperienze a Modena e Brescia) non accende la squadra e lascia i granata all’ultimo posto fino alla aritmetica retrocessione.

Spezia: proprietà, investimenti e ancora confusione in panchina - A La Spezia il crollo è altrettanto clamoroso. La formazione ligure torna in Serie C dopo 14 anni, una retrocessione “ampiamente meritata” secondo i commentatori locali. Il fallimento nasce a vari livelli. Sul mercato la proprietà americana di Tom Roberts (arrivata nel 2025) aveva investito cifre importanti per evitare la caduta, ma i risultati sono stati deludenti: una rosa di primo piano (da Gianluca Lapadula ad Adam Nagy, da Marco Valoti a Boris Radunovic) non ha trovato coesione né un filo conduttore di gioco. Infortuni, squalifiche e una strana mancanza di disciplina (lo Spezia ha fatto segnare il record europeo stagionale di ammonizioni e espulsioni) hanno poi minato i progetti più ambiziosi.

Il nodo cruciale è però stato la gestione tecnica. Dopo la finale playoff persa nel 2025, per molti la conferma di Luca D’Angelo sembrava naturale, ma i primi 11 turni in B sono stati disastrosi (solo 7 punti). Così il presidente Stillitano ha azzardato l’ingaggio di Roberto Donadoni il 4 novembre 2025 (tecnico fermo da praticamente cinque anni). L’ex CT della Nazionale Italiana è rimasto a lungo al suo posto, ma l’insuccesso contro la Juve Stabia (decima sconfitta in 22 partite) gli è costato la panchina in primavera per il ritorno dell’ex D’Angelo (richiamato al volo dopo soli 4 mesi dalla fine del precedente incarico). Nessuno dei tre tecnici ha però potuto invertire la rotta: lo Spezia chiude penultimo con 35 punti e si affida a interventi societari più urgenti che mai.

Pescara: l’illusione Insigne e il filotto finale inutile - Il Pescara torna in C dopo appena un anno dall’ultima promozione (ottenuta ai playoff 2025 contro la Ternana). In Abruzzo la retrocessione è arrivata con amaro paradosso: a gennaio il mercato invernale aveva portato entusiasmo, con acquisti di peso e il ritorno di Lorenzo Insigne. Gli arrivi a parametro zero di Gastón Brugman e dello stesso Insigne (oltre al difensore Davide Bettella) sembravano l’ingrediente giusto: il ritrovato bomber ha risposto con 5 gol e 4 assist in 800 minuti, alimentando una rimonta che sembrava possibile. Dopo lo scontro diretto perso con la Reggiana (33ª giornata), il Pescara è infatti rislaito fino al terzultimo posto a -2 dalla salvezza, accendendo speranze inattese.

Alla fine però i margini erano troppo risicati e la rimonta si è spenta negli ultimi turni: al 36° il Pescara ha trovato appena la zona playout, ma con un distacco minimo dalla retrocessione diretta. Il presidente Sebastiani, scosso dall’epilogo e dalle contestazioni degli ultrà, non ha escluso dimissioni: “Non so se avrò voglia e forza di continuare a guidare questa società, se ci sarà qualcuno che vuole prendere il mio posto… sono pronto a farmi da parte”. In sintesi, la stagione del Delfino è stata una scalata interrotta sul più bello: buone idee di mercato e un finale con fiato sospeso non sono bastate a compensare un campionato deludente, chiuso con il peggior attacco dei tre (51 gol) ma soprattutto la retroguardia più perforata (66 reti subite).

Un trittico al bivio

Le tre retrocessioni segnano un bivio per club e tifoserie. Sul piano generale, questa “triplice caduta” evidenzia un trend: la Serie C torna ad accogliere grandi nomi con esperienza di A e B, come già avvenuto in altri recenti anni con club punteggiati di blasone. La qualità della prossima C sarà elevata, e nessuna di queste società si è rassegnata alla situazione. Tutto il settore dirigenziale sarà sotto esame: dal mercato estivo alle scelte tecniche da operare in panchina. Dalla fascia presidenziale al campo, tutto andrà rivisto. Le piazze di Reggio Emilia, La Spezia e Pescara sono “abituate ai palcoscenici importanti”, ma ora si misurano con le difficoltà di una C ambiziosa quanto spietata. Gli investimenti fatti dovranno essere protetti da responsabilità precise: errori di mercato e scelte tecniche sbagliate sono stati gli elementi comuni di questa disfatta, come testimoniano gli addii in estate o in corsa degli allenatori (e, nel caso di Pescara, dei protagonisti più attesi).

Cosa ci lascia questa stagione: un monito sulla volatilità delle classifiche e sul costo di mosse azzardate. Se Reggiana, Spezia e Pescara speravano in salvezze semplici, la realtà ha punito imperdonabilmente ogni debolezza. I prossimi mesi saranno cruciali: tutti e tre i club devono reinventarsi con società e squadre pronte a lottare fin dal primo giorno per tornare a respirare l’aria della cadetteria.

V.Debbia

 

 

 

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