26 anni


 

 

NOTIZIE TUTTALAC

 

 

 

 

La Ternana è già fuori dalla Serie C, tecnicamente. Ma se c’è un “fatto della settimana” che parla alla C, al suo presente e al suo futuro, è proprio la sua morte e la sua ripartenza. Perché a Terni non è fallita solo una società: è andato in frantumi un certo modo di intendere il calcio di provincia, ed è ripartita - sulle macerie - l’ennesima scommessa sul “modello sostenibile”. Qui non si tratta di fare la cronaca giudiziaria del fallimento, ma di leggere la Ternana come sintomo. E questa settimana è quella in cui la città, le istituzioni, i potenziali nuovi soggetti e il mondo del calcio hanno iniziato davvero a misurarsi con il “dopo”.

In questa settimana il quadro si è fatto ancora più chiaro. Le ricostruzioni locali indicano che il percorso di ripartenza passa ormai in modo concreto dall’Orvietana, attraverso il progetto costruito attorno a Stefano Bandecchi e alla fusione con la Ternana Futsal, con l’idea di riportare una nuova Ternana in Serie D. Non è un dettaglio tecnico: è il cuore della vicenda, perché sposta il racconto dalla semplice emergenza alla rifondazione di un club

Dal crollo al bando: la Ternana come laboratorio

Il punto di partenza è semplice e brutale: la Ternana come l’abbiamo conosciuta non esiste più. Il tribunale, il fallimento, il bando per l’esercizio provvisorio e la corsa contro il tempo per garantire una continuità sportiva sono diventati la nuova normalità di una piazza che, fino a pochi anni fa, sognava la Serie A.

In mezzo, c’è tutto: la fine del ciclo Bandecchi, le fratture con la piazza, le promesse di stadi e progetti, la sensazione di un pallone che correva più veloce dei conti. La Ternana è stata per anni il simbolo di un calcio “ambizioso”, spesso sopra le proprie possibilità. Ora rischia di diventare il simbolo opposto: quello di una ripartenza obbligata, più sobria, più locale, più legata al territorio.

Perché riguarda la Serie C, anche se la Ternana non è più lì

La domanda è legittima: che c’entra tutto questo con la Serie C, se la Ternana oggi non è più una squadra di C? C’entra eccome, perché la traiettoria è la stessa che hanno vissuto - o rischiano di vivere - tante realtà che in C ci stanno, ci sono state o ci finiranno: crescita rapida, spinta da un proprietario forte; investimento pesante; salto di categoria; poi il conto che arriva, spesso quando il campo non regge più la narrativa.

V.Debbia

 

 

 

 

 

 

 

 

Bari - Ecco la nota dopo la conferenza stampa di Vito Leccese, sindaco della città di Bari, dopo le vicende legate alla gestione del San Nicola e del Bari, prossimo al campionato di Serie C: "Oggi ho convocato una conferenza stampa per aggiornarvi su quello che sta succedendo con la SSC Bari. Ve lo racconto qui, con la stessa franchezza con cui l'ho detto ai giornalisti.

Lo so che molti di voi sono arrabbiati. Lo so che la retrocessione in Serie C è stata durissima e che la fiducia nella proprietà del Bari è esaurita da tempo. La capisco, quella rabbia. Ma il mio compito non è alimentarla, è trasformarla, se possibile, in qualcosa di concreto.

Non ho il potere di “cacciare i De Laurentiis”. La SSC Bari è una società privata, e nessun sindaco può sottrarre un bene privato al suo legittimo proprietario. Chi me lo chiede mi chiede una cosa che non è nelle mie mani, né in quelle di nessuna istituzione democratica. Quello che posso fare, e che intendo fare, è esercitare fino in fondo le prerogative che ho. E la più importante, in questo momento, è la disponibilità dello stadio per l'iscrizione al prossimo campionato.

Lo stadio San Nicola è un bene nella disponibilità della città di Bari. E non possiamo consegnare questa disponibilità senza ottenere un impegno che questa città merita. E cioè chiarezza per il futuro della sua squadra. E quando parlo di chiarezza non mi riferisco agli obiettivi sportivi, di cui non devo e non posso occuparmi. Mi riferisco all’obiettivo del passaggio di proprietà, come previsto dalle norme federali. L’unica via d’uscita da questa situazione ormai compromessa.

Prima di firmare qualsiasi atto, dunque, ho chiesto a Luigi De Laurentiis garanzie precise sulla vendita del Bari. E le ho messe nero su bianco.

1. Un nuovo management con un mandato contrattuale esplicito: non solo guidare la squadra, ma gestire la transizione verso una nuova proprietà.

2. Un percorso di advisoring formale, con tempi e regole strutturate, per trovare acquirenti, con un cronoprogramma chiaro e trasparente per il passaggio di proprietà, che si concluda prima del 2028 indipendentemente da eventuali modifiche alle norme federali sulla multiproprietà.

3. Un comitato di garanzia, nominato dal Comune, formato da personalità di cui questa città si fida, che costituisca un canale di comunicazione periodico e diretto con il club.

Non sono richieste mie personali. Sono le richieste di una città che ha aspettato abbastanza e che ha il diritto di conoscere il proprio futuro.

Attendo risposta.

So che questo percorso richiede pazienza, e so che la pazienza è finita da un pezzo. E so che qualcuno vuole solo una rivalsa contro una famiglia che ha deluso le aspettative. Ma vi chiedo di capire che la vendetta non rientra nei compiti di un sindaco. La disponibilità dello stadio è un atto di responsabilità e, pertanto, può essere rilasciata solo di fronte ad impegni reali e vincolanti per garantire la salvaguardia di un bene di tutti, come la nostra passione sportiva. E sì, questo posso e devo pretenderlo.

Il Bari non è solo una squadra di calcio. È parte di quello che siamo. È il 

modo in cui questa città si racconta al resto del Paese, il filo che tiene insieme generazioni diverse, quartieri diversi, storie diverse. Un patrimonio che non appartiene a una famiglia, né a un sindaco. Ma a tutti noi. E come tale va trattato.

Vi terrò aggiornati.

G.Lenoci

 

 

 

 

 

 

La retrocessione del Pescara dalla Serie B ha lasciato sicuramente l'amaro in bocca ad una società che, dopo una prima parte certamente non positiva, ha provato con il mercato di gennaio a rimediare agli errori, con l'ingaggio di giocatori di categoria e con Lorenzo Insigne. Nel momento cruciale, però, dopo un tentativo di rimonta gli abruzzesi hanno salutato la cadetteria con una retrocessione che necessita di riflessioni.

Si riparte da poche, ma buone, certezze - Gorgone ha dimostrato di poter mettere insieme i pezzi ma alle richieste dalla B sarà difficile dire no: destinazione probabile SudTirol. Nella prossima settimana ci sarà la nomina del tecnico: il Delfino proverà l'assalto ad un profilo non solo su preparato dal punto di vista tecnico, ma in linea con le ambizioni del club

. Non sarà confermato in toto, viste anche le richieste per diversi giocatori, ma già avere, tra le possibilità, la chance di poter confermare Insigne rende il progetto certamente volto alla vetta di un Girone B che si prospetta complicato.

Le parole di Sebastiani rassicurano l'ambiente - Il Presidente Daniele Sebastiani, come ripreso dal nostro Portale, ha voluto chiarire un paio di situazioni extra-calcio, facendo ammenda di errori di gestione ad inizio stagione ed elogiando il supporto

 dei tifosi mai mancato durante la stagione. Sulla rosa, ecco le sue dichiarazioni: "Lorenzo per noi sarebbe importantissimo, ci ho parlato e mi ha detto che ci sono possibilità che resti. Sono ottimista anche per Brugman e Bettella, mentre Letizia e Acampora sono figliocci del direttore Foggia e non credo ci saranno problemi. Plizzari? Lui sa che questa è casa sua e siamo a disposizione, se volesse tornare. Col Venezia siamo in ottimi rapporti, oltre a lui potrebbero arrivare El Haddad e Cannavò, in cambio di Berardi". Pensare ad un Pescara con questi nomi, potrebbe portare di diritto il Delfino tra le grandi favorite per 

la promozione

 in Serie B.

G.Lenoci

 

 

 

 

 

Reggiana - I ritorni, talvolta, sono l'inizio di una storia ancora più entusiasmanti - A distanza di quattro anni, nell'organigramma della Reggiana è tornato Doriano Tosi, questa volta con il ruolo di Direttore Tecnico. Nelle sue parole c'è consapevolezza e serietà verso una piazza già portata in B dal Dirigente: "Bisognerà lavorare molto per portare la Reggiana a costruire una squadra coesa, con virtù per lottare nei primi posti. Non possiamo garantire la vittoria del campionato, saremmo degli sprovveduti a dirlo adesso. Noi cercheremo comunque di arrampicarci molto in alto". Niente proclami, ma la certezza di poter lavorare su qualcosa di importante."

Non c'è necessità di vendere. E quel budget... - Come espresso anche dal Direttore Sportivo Marco Bernardi, la società non ha la necessità di vendere i suoi pezzi pregiati. Certo, le sirene da categorie superiori saranno molto complicate da silenziare ma ripartire da 4-5 big potrebbe rendere il lavorodello staff tecnico più agevole: spesso, lo abbiamo visto con Arezzo e Ascoli nel girone B, nel quale sarà inclusa la Reggiana, la differenza è stata fatta proprio dal giocatore con più esperienza nei momenti topici della stagione. Pensare a Rozzio o a Reinart in Serie C potrebbe sembrare fantamercato, ma la società è stata chiara, anche per il budget messo in preventivo: con Tesser in panchina, autentico veterano della categoria, l'asticella sarà necessariamente alta.

G.Lenoci

 

 



 

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