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Editoriale di
oggi che si apre con la crisi del calcio italiano e di una categoria che ormai non può più
reggere sessanta squadre. Non sposiamo la linea De Laurentiis (che in passato
fu di Lotito) e crediamo fortemente che il merito sportivo debba prevalere
sul blasone e che il bello dello sport è anche il Carpi che mette sotto la
Juventus o il Frosinone – con uno stadio di proprietà – che si batte nei
derby con Lazio e Roma. Tuttavia ogni volta si arriva ad aprile con la
sensazione che i playout saranno pro forma e che da un momento all’altro le
classifiche possano essere stravolte. Prendiamo il caso Ternana. Sin
dall’estate appariva chiaro che sarebbe stata dura arrivare fino alla fine e,
oggi, c’è il botta e risposta a distanza tra una società uscente e un ex
Presidente e Sindaco della città che preannuncia battaglia e richiesta
milionaria di risarcimento danni. Nel mezzo una squadra che salta gli
allenamenti, avversari che in base agli obiettivi stagionali chiedono
esclusione immediata o regolare partecipazione ai playoff e – soprattutto –
una tifoseria storica che non può far altro che attendere applaudendo un
gruppo e uno staff che stanno onorando sino in fondo la casacca rossoverde
come accadeva anche durante la gestione Liverani. Allenatore verso il quale
non sono mai stato tenerissimo, che è reduce da tante annate negative, ma che
è rimasto al timone della nave senza mai abbandonarla quando davvero c’era il
rischio di annegare già a metà girone d’andata. Anche a Crotone non se la
passano benissimo. Una proprietà serissima e fatta di gente che ha regalato
sogni a iosa al popolo rossoblu annuncia che ci
sono stati ritardi nei pagamenti e che l’anno prossimo si ripartirà con una
penalizzazione. Le tante partenze tra agosto e gennaio lasciavano presagire
periodi non semplicissimi, ma è comunque necessario ricordare che la
presidenza non ha mai lesinato sforzi economici e uno scivolone può essere
perdonato. Anzi, sarebbe bello se proprio adesso tutta la tifoseria sostenga
la squadra del cuore con ancora maggior entusiasmo, magari riempendo quello Scida che spesso ha spostato gli equilibri. Acque agitate
a Cosenza, con il rischio di non giocare nel proprio
stadio nel prossimo campionato e una classe politica che ha sposato in pieno
la linea degli ultras contestando l’operato di patron Guarascio.
Quello che, tra mille errori e polemiche, ha comunque fatto uno sforzo
economico per trattenere tanti calciatori che militavano in B pur di provare
l’immediato ritorno in cadetteria. Ok la civile protesta, ma penalizzare una
squadra forte disertando a tempo indeterminato e non vedere anche le cose
positive dell’attuale gestione societaria sembra un pochino ingeneroso. Nella
stagione delle maxi penalizzazioni per Trapani e Triestina, dell’esclusione
anticipata del Rimini e delle problematiche del Siracusa c’è poi il caso
Salerno. Lì c’è un presidente tra i più facoltosi in
Italia e in Europa che, come già accaduto in passato, piuttosto che
rilanciare dopo aver disatteso tante promesse preferisce mettere in vendita e
alimentare confusione. Prima Brera Holding, poi Rufini:
parole, incontro, preliminari sottoscritti e poi dubbi alla vigilia del
rogito dinanzi al notaio. In questo caso da elogiare l’atteggiamento della
tifoseria e del mondo ultras, pronto ad accantonare contestazioni e prese di
posizioni severe pur di ripartire da zero. Tocca ora a Iervolino fare un
passo verso la piazza, indicendo una conferenza stampa utile a capire cosa
sia successo dopo i primi due anni trionfali e perché abbia perso entusiasmo
a cospetto di una platea da 15mila spettatori in casa e 2500 in trasferta di
media. Se proprio vuole andare via sarebbe più giusto lasciare la Salernitana
al potenziale nuovo acquirente in A, laddove la prese a una cifra
vantaggiosissima ereditando introiti importanti, parco giocatore dal valore
milionario e un Arechi da 25mila ogni volta che
scendeva in campo la Bersagliera. E basta con gli alibi politici: la mancata
concessione della gestione dello stadio non giustifica un triennio horror, in
cui sono stati spesi male una barca di soldi. E nessuno, a oggi, potrebbe
subentrare e garantire un progetto vincente abbinato all’assestamento dei
conti. In fondo basterebbe rimanere in sella affiancandosi di gente di calcio
e non di professionisti abili in altri settori, ma che hanno fatto disastri
dal 2022 a oggi senza mai essere messi seriamente in discussione. Quanto
all’aspetto tecnico, nel girone A saluterà la compagnia la Pro Patria
nonostante lo scatto d’orgoglio con le Dolomiti Bellunesi. Sarebbe la seconda
retrocessione di fila, un’autentica macchia incancellabile. Lecco, Brescia e Cittadella,
con i loro risultati altalenanti, sembra quasi facciano a gara a venir meno
nei momenti decisivi e, sulla carta, non sembrano avere mezzi per
impensierire le blasonate degli altri gironi negli spareggi. Nel
raggruppamento B giusto che il bellissimo testa a testa tra Arezzo e Ascoli
non sia intaccato da uno stravolgimento della classifica per il caso Ternana:
per una volta pare stia prevalendo il buonsenso. Saluta la C invece il
Pontedera: un anno storto capita a tutti, auguri di una pronta risalita a un
club che era diventato un esempio di programmazione. Forse esonerare Menichini, un mostro sacro per la Lega Pro, è stato un
grave errore. Nel girone meridionale, invece, a Catania tutto come previsto:
Toscano torna al proprio posto, Viali va via dopo un mesetto. Quanto basta
per ribadire che cambiare guida tecnica a ridosso delle gare decisive è un
azzardo clamoroso, peccato anche per il ds Pastore
che aveva allestito una rosa sulla carta destinata a stracciare il campionato. |
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