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Insieme alle candidature
per la presidenza della FIGC, sono state ammesse dagli uffici tecnicidella
Federcalcio anche quelle del consiglio federale, tecnicamente decaduto
dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. Non ci dovrebbe essere nessuna
particolare novità, dato che per quasi tutte le componenti si sono
ricandidati i consiglieri già in carica finora, senza sfidanti. L’unica
eccezione riguarda la Lega Pro, dove Donato Macchia, patron del Potenza, si è
candidato sfidando Giulio Gallazzi, presidente dell’Alcione e già consigliere
uscente, dopo che proprio Macchia si era inizialmente candidato e poi
ritirato nella tornata precedente. Ricordiamo che i presidenti di Lega (Ezio
Simonelli, Paolo Bedin, Matteo Marani e, a meno che
non sia eletto, lo stesso Abete) sono consiglieri federali di diritto. Di
seguito l’elenco completo dei candidati In rappresentanza della
Lega Calcio Serie A (3 consiglieri): Stefano Campoccia
(Udinese), Giorgio Chiellini (Juventus), Giuseppe
Marotta (Inter). In rappresentanza della
LNP Serie B (1 consigliere): Antonio Gozzi (Virtus
Entella). In rappresentanza della
Lega Pro (1 consigliere): Giulio Gallazzi (Alcione Milano), Donato
Macchia (Potenza). In rappresentanza della
L.N.D.: Daniele Ortolano (LND Nazionale), Ilaria Bazzerla
(LND Nazionale), Sergio Pedrazzini (L.N.D. Area
Nord), Giacomo Fantazzini (L.N.D. Area Centro),
Giuliana Tambaro (L.N.D. Area Sud). In rappresentanza degli
Atleti: Davide Biondini (Atleti Professionisti), Sara Gama
(Atleti Professionisti), Valerio Bernardi (Atleti Dilettanti), Umberto
Calcagno (Atleti Dilettanti) In rappresentanza dei
Tecnici: Giancarlo Camolese (Tecnici
Professionisti) , Silvia
Citta (Tecnici Dilettanti). S.Donzella La Lega Pro come componente
strategica, la Riforma Zola pienamente da sostenere: coordinamento con la
Serie D, riforma dei campionati, più soldi da mutualità e diritti TV. Le
seconde squadre, invece, un progetto non chiaro e senza una programmazione
pluriennale. Questo, in sintesi, il programma di Giancarlo
Abete per la Serie C.
L'aspirante presidente della FIGC, già a capo della Federazione dal 2007 al
2014, analizza in più punti la situazione della Lega Pro in una delle 26
pagine che compongono il documento ufficiale della candidatura: "È evidente, nel
riprendere le riflessioni circa le difficoltà di dar luogo a un progetto di
riforma dei campionati, un dato oggettivo. I Club professionistici inglesi
sono 92, quelli tedeschi 56, gli spagnoli 42 e i francesi 36. Nel rispetto
del percorso sportivo e degli investimenti economici fatti da tanti Club che
sono approdati al professionismo, occorre seriamente individuare dei
parametri, delle modalità che consentano in maniera programmata - senza
facili scorciatoie lesive dei diritti di chi ha investito - di giungere ad un
ridimensionamento dell’area professionistica per il quale già la Federazione
aveva presentato pochi mesi orsono un prima ipotesi di lavoro. La Lega Nazionale Dilettanti
riconosce da sempre il ruolo centrale della Lega Pro e manterrà sempre il
massimo livello di coordinamento e di unità di interventi sulle decisioni che
dovessero riguardare tale strategica componente come avvenuto recentemente
per la riforma Zola, le regole per i ripescaggi, la posizione sulle seconde
squadre. [...] L’impianto professionistico
nel nostro Paese ha determinato in periodo di commissariamento nel 2018 la
nascita delle seconde squadre. È un progetto risultato
sempre poco chiaro in termini di utilizzo dello strumento, di punti di caduta
collegati al numero delle seconde squadre legittimate ad entrare nei
campionati professionistici di Serie C, di utilizzo di giovani italiani in un
numero insufficiente rispetto agli obiettivi del progetto, al meccanismo
delle promozioni/retrocessioni. È un percorso che va chiarito
e definito con una programmazione adeguata nel rispetto delle esigenze della
serie B, della Serie C e della Serie D che navigano a vista nel recepire in
uno spirito di sistema, ma di non condivisione, un progetto che non ha mai
avuto programmazione pluriennale e che determina al momento più opportunità
per le società interessate che non utilità per il sistema calcio e per tutte
le Componenti di B, di C e D, all’interno delle quali si registrano o si
possono registrare situazioni modificative degli equilibri esistenti prive di
un significato strategico. Nell’ultimo report pubblicato
dalla Federazione, che consolida e valuta i risultati a fine stagione 2024,
si evidenzia una perdita del sistema professionistico di circa 730 milioni di
euro. Ma andando oltre il dato
complessivo, si evidenzia che tale perdita è riferita per circa 370 milioni
alla Serie A per un valore di produzione di 3miliardi e 850 milioni, alla
Serie B per circa 240 milioni su un valore di produzione di 480, alle Società
di Serie C per una perdita media di 2.700.000, su un valore di produzione di
4milioni e 700.000. Ciò sta a significare che la
perdita media del comparto è di poco più del 9,5 % in Serie A, del 50% in
Serie B e del 57% in Serie C ; peraltro in Serie A 7
società su 20 hanno chiuso in attivo, testimoniando che in tale categoria è
possibile con gestioni oculate (auspicabilmente diminuendo il costo degli
agenti che complessivamente oggi è pari a 300 milioni) avere esercizi
positivi, fattispecie impossibili in Serie B e in Serie C. Nel rapporto fra le
componenti occorrerà rivedere la cosiddetta “stanza di compensazione” fra le
Leghe relativa al calcio mercato al fine di favorire l’acquisto di giocatori
nel mercato domestico. Gli interventi che sono
richiesti alle forze politiche debbono concentrarsi sulla tutela del calcio
di base e del calcio professionistico che soffre se si vuole salvaguardare la
base del calcio e si vogliono valutare con professionalità e rispetto le
difficoltà degli equilibri economici delle società che non hanno la
possibilità, anche attraverso gestioni attente, di poter sostenere un impegno
economico importante quale quello presente in alcune categorie. La definizione e il
completamento delle misure relative al Contratto di apprendistato e la
defiscalizzazione dei primi anni di contratto in relazione al primo contratto
professionistico potrebbero essere strumenti importanti con finalità
condivise nell’interesse del sistema calcio. [...] La Federazione dovrà operare
per rispettare l’impegno assunto con la Lega Pro per il finanziamento delle
Riforma Zola, che costituisce opportunità da sviluppare per la crescita dei
vivai e per la nascita di giovani talenti setezionabili
per le squadre nazionali. [...] Per quanto attiene la
mutualità - ferma restando la centralità derivata dai diritti televisivi
della Serie A - giova ricordare che il 10% di detta mutualità- diviso fra
Lega di B 6%, la Lega Pro 2%, la Lega Dilettanti 1%, FIGC 1%- deriva da una
legge dello Stato e non da decisioni assunte autonomamente da parte della
Lega. È senza dubbio una cifra importante anche per te Componenti interessate
ma giova a questo riguardo ricordare che la mutualità presente in altri paesi
europei risulta percentualmente di gran lunga superiore. In Germania è pari
al 20%, in Francia è pari al 9%. Nell’ambito della mutualità
di sistema giova ricordare l’aspettativa presente nelle Leghe di poter
acquisire una percentuale superiore a quella attualmente esistente. Peraltro,
rispetto alla vecchia Fondazione per la Mutualità, il provvedimento di legge
del 2016 - che è alta base della ripartizione del 10% dei diritti televisivi
prodotti dalla Lega di serie A- vede compartecipe la stessa Federazione per
una quota dell’1% ; tali somme opportunamente
potrebbero esseredestinate a Leghe che operano
direttamente a sostegno delle società finalizzandole a contributi per il
calcio giovanile e femminile. Peraltro la frammentazione
nella vendita dei diritti televisivi determina percorsi differenziati per la
Lega A, per la Lega B e per la Lega Pro. Sarebbe da valutare, trovando un
terreno di approfondimento e di sintesi, l‘opportunità di procedere in modo
organico da parte di tutte le Leghe professionistiche alla cessione dei
diritti televisivi, anche al fine di contemperare una programmazione funzionale
alle esigenze dell’intero sistema calcio professionistico". S.Donzella Competitività internazionale
delle Nazionali, sostenibilità economica dei club, infrastrutture, giovani e
modernizzazione federale. Questo, in sintesi, il programma di Giovanni
Malagò per il calcio italiano.
L'aspirante presidente della FIGC, nonché ex numero uno del CONI, analizza
anche la situazione della Lega Pro in una delle 23 pagine che compongono il
documento ufficiale della candidatura: "Lega Pro: stabilizzazione
della categoria e sostenibilità industriale" il titolo. Che continua
così: "La Lega
Pro è il punto in cui il calcio professionistico incontra la realtà economica dei territori: qui
serve la riforma più concreta,
che non ne modifichi l’identità". Nel testo, poi, la proposta
di un tavolo dedicato alla stabilizzazione della categoria, con
attenzione a sostenibilità, credibilità dei campionati, riduzione delle
crisi, minutaggio qualificato dei giovani e seconde squadre dentro un
percorso condiviso. Non c’è alcun riferimento alla Riforma Zola. Il
limite del programma è l'essere troppo generico, sia sulle modalità di
raggiungimento degli obiettivi sia sulla reperibilità delle risorse. Di
seguito le proposte, integrali, per la Serie C: "La Lega Pro rappresenta
una delle questioni più complesse del calcio italiano. La Lega Pro custodisce
piazze storiche, identità territoriali, settori giovanili, occupazione
sportiva e un patrimonio di passione che non può essere disperso. Allo stesso
tempo è la categoria in cui emergono con maggiore evidenza le tensioni tra
status professionistico, ricavi limitati, costi organizzativi, obblighi
infrastrutturali e capacità finanziaria delle proprietà. Il tema non può essere
affrontato con slogan. La stabilizzazione della Lega Pro richiede un progetto
pluriennale che tenga insieme sostenibilità economica, credibilità dei
campionati, tutela dei lavoratori sportivi e riduzione del contenzioso. Il
primo obiettivo deve essere prevenire le crisi, non inseguirle. I controlli
federali devono essere capaci di individuare tempestivamente situazioni di
rischio, con percorsi correttivi graduati e trasparenti. La riflessione sulla
struttura della categoria deve essere condotta con serietà, senza scelte
calate dall’alto. Numero di club, format dei campionati, criteri di
ammissione, costi minimi di partecipazione, parametri infrastrutturali e
sostegni alla formazione dei giovani devono essere valutati insieme. Una
categoria troppo esposta a fragilità finanziarie produce danni a tutti: Club,
calciatori, fornitori, tifosi, territori e credibilità federale. La Lega Pro deve diventare
anche il luogo di valorizzazione del talento. Per molti giovani italiani
rappresenta il primo passaggio reale nel calcio adulto. Questo ruolo va
incentivato con strumenti concreti: premialità
legate al minutaggio qualificato, rapporti più ordinati con i club di Serie A
e Serie B, sviluppo delle seconde squadre da individuarsi attraverso un
condiviso percorso di sistema. La Presidenza federale dovrà
aprire un tavolo dedicato alla stabilizzazione della categoria, con Lega Pro,
AIC, AIAC, e rappresentanti delle società. L’obiettivo non è ridurre il
valore della Lega Pro, ma aumentarne credibilità, sostenibilità e capacità
formativa". S.Donzella |
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