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Spezia - Con la presentazione
ufficiale dei giorni scorsi, Guido Angelozzi si è
ufficialmente insediato nello Spezia col ruolo di direttore sportivo,
firmando un contratto triennale che lo legherà alla società aquilotta. Adesso
nella settimana entrante, il primo dovere: dare un allenatore alla società
ligure. Il candidato dovrebbe uscire da una corsa a tre: Gorgone, Caserta e
una sorpresa. Tramontato Turati, passato al Catanzaro, i nomi dei candidati
sembrano rimanere questi. Intanto
tra le tante scadenze e manovre del neo direttore sportivo, quelle delle
numerose uscite di calciatori per tagliare il budget, imposto dalla proprietà
americana di Tom Roberts, e presidente Charlie Stillitano. A
livello logistico, sembra ormai ufficiale la data del ritiro precampionato. La
formazione aquilotta alloggerà nella vicina Lunigiana a Pontremoli (MS) per
due settimane, a partire dal 10 luglio circa per fermarsi un paio di
settimane, per poi continuare il periodo di precampionato a Follo, quartier
generale spezzino. Cristiano
Sturlese Albinoleffe - Dopo
l’annuncio ufficiale del suo arrivo in bluceleste, Leonardo Stanzani ha rilasciato le sue prime impressioni attraverso
il comunicato dell’AlbinoLeffe. L’attaccante classe 2000 ha raccontato le sensazioni
avute al primo contatto con l’ambiente e le aspettative in vista della nuova
stagione. Queste le sue parole. “Dalla prima visita dell'AlbinoLeffe
Campus traggo grande entusiasmo e sensazioni molto positive: fosse possibile,
ancor più in un Centro Sportivo del genere, vorrei iniziare la stagione già
domani. Obiettivi?
L'AlbinoLeffe, storicamente, ha sempre allestito
rose competitive: sono convinto ci sarà l'opportunità di fare bene anche in
questa stagione. Anche
perché in tanti mi hanno parlato bene di questa realtà, della quale –
peraltro – conosco già diversi ragazzi della rosa di Prima Squadra, come
Andrea (Mandelli, ndr),
con cui ho condiviso un'annata a Carpi, Gabriele (Boloca, ndr) e
Alessandro Lombardi V.Debbia Bari - La Curva Nord del San Nicola porta ufficialmente il nome
di Igor Protti. Nel tardo pomeriggio, durante la
cerimonia di intitolazione, il sindaco Vito Leccese ha
sottolineato il significato profondo del gesto dedicato a uno dei simboli più
amati della storia biancorossa. «Da oggi in poi, ancora di
più, chi varcherà questa soglia raccoglierà i valori di Igor», ha dichiarato
Leccese, evidenziando come il legame tra Protti e la città continui a vivere
proprio nel settore che più di ogni altro ha alimentato quel rapporto speciale V.D. Ciro Ginestra, ex tecnico del Guidonia Montecelio in cerca di un nuovo
progetto, è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com per commentare il
momento attuale del calcio italiano, reduce dalla elezione in FIGC di
Giovanni Malagò. Cosa pensi delle nuove elezioni? «Credo che Abodi sia la persona giusta per la ripartenza e la
rifondazione del nostro calcio. Abbiamo attraversato anni difficili e penso
che, per conoscenza e competenza, sia la figura adatta. Speriamo che tutto
vada per il meglio». Abodi
potrà portare una trasformazione anche in Serie C? «Sicuramente potrà portare
una trasformazione anche in Serie C. Cosa può cambiare nel calcio? Non lo so
con precisione, ma qualcosa cambierà, perché abbiamo toccato pagine brutte,
come la mancata qualificazione al Mondiale. Mi auguro che ci sia davvero
qualcosa di diverso. Il calcio deve essere ripensato. Serve
programmazione, serve lavorare bene e serve avere idee chiare. Abbiamo
commesso tanti errori in passato e oggi il margine di errore è molto basso.
Bisogna ripartire in modo serio e corretto». Il calcio e i giovani: cosa serve
davvero? «Bisogna credere nei giovani.
Serve programmare bene i settori giovanili, investire, mettere istruttori
preparati e lavorare con serietà. I Del Piero, i Totti, i Maldini non
esistono più: per tornare a quel livello bisogna investire e, soprattutto,
farli giocare. Avere il coraggio di rischiare». Il prossimo anno si parte con due
squadre scomparse: Ternana e Rimini. Che idea ti sei fatto? «Spero che non si ripetano
situazioni come quelle di Ternana e Rimini. Sono episodi spiacevoli,
soprattutto a campionato in corso, perché nel calcio ci lavorano tante
persone, famiglie intere. Il calcio deve essere sano, pulito e onesto fino
alla fine». Cosa serve perché il nostro calcio
torni al top? «Serve serietà. Serve
lavorare bene, avere idee giuste, investire nei settori giovanili e avere
coraggio. E poi bisogna lasciare lavorare chi è stato scelto: non si possono
dare giudizi dopo due mesi. Il calcio italiano va rifondato e va aspettato». Come valuti il tuo anno al Guidonia
Montecelio? «È stato un anno e mezzo di
buon lavoro. Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi prefissati: il primo anno
abbiamo vinto e fatto la finale di Coppa Italia, il secondo abbiamo ottenuto
una salvezza tranquilla con tre giornate d’anticipo. Sono molto soddisfatto». Cosa lasci là? «Abbiamo lasciato un’eredità
importante. Siamo arrivati a sette punti dalla prima in Serie D e, insieme al
mio staff, ai calciatori e alla società, abbiamo fatto un grande lavoro. Mi
ritengo soddisfatto dell’anno e mezzo vissuto lì». R.Bon . Editoriale di oggi che si apre con una riflessione
sulla Scafatese, piacevole realtà del calcio campano
che ha stravinto a suon di record il campionato di serie D mostrando una
netta superiorità rispetto a una concorrenza comunque piuttosto agguerrita.
Nessuno disconoscerà mai la competenza e la forza economica di una proprietà
che non ha alcuna intenzione di nascondersi e che pare non voglia
accontentarsi di una tranquilla salvezza in un girone comunque di fuoco come
quello meridionale, tuttavia bisogna sempre ricordarsi che una neopromossa
incontra sempre difficoltà quando passa dal dilettantismo al professionismo e
che ogni organico va adeguato alla categoria d’appartenenza. Ben vengano i
rinnovi dei protagonisti del grande salto, ci mancherebbe, ma il direttore
sportivo Pietro Fusco dovrà individuare in tempi ragionevolmente brevi sia
profili d’esperienza per la Lega Pro, sia giovani di prospettiva che abbiano
fame ed entusiasmo. Confermare troppi calciatori dell’ossatura di base
sarebbe un rischio, in alcuni casi purtroppo sentimentalismi e riconoscenza
vanno messi da parte a favore della concretezza. Restando nel raggruppamento
C facciamo un grande in bocca al lupo a Pierpaolo Marino che è il nuovo
direttore generale del Bari. Una piazza che oggi, con commozione, ha
ricordato un idolo indiscusso come Igor Protti e che a lui vuole dedicare la
curva Nord del San Nicola e l’immediato ritorno in cadetteria dopo una
retrocessione cocente, inattesa ma ahinoi meritata. La famiglia De
Laurentiis, consapevole di aver chiuso con buona parte dell’ambiente e a
caccia di investitori economicamente solidi, si affida al primo condottiero
del Napoli Soccer, quello che riuscì in due anni a riportare gli azzurri in B
ponendo le basi per quel ciclo vincente sfociato nel tempo in una serie di
incredibili successi. Pur fermo da un po’ di tempo, Marino resta sinonimo di
competenza, ma dovrà dimostrare di essere pronto per una categoria nella
quale non si affaccia da quasi 20 anni e nella quale blasone, pubblico e
risorse economiche non sono sempre sufficienti. Per informazioni chiedere a
Catania e Salernitana, due super piazze che sperano di riscattare le cocenti
delusioni degli scorsi playoff. Facendo una panoramica generale, è
evidente che il mercato sia ancora piuttosto fermo e che si attendano periodi
migliori per mettere a segno qualche grande colpo. La riforma del calcio
italiano non può non partire dalla consapevolezza che la C è un vuoto a
perdere e che non ci sono più presidenti disposti a svenarsi per portare
avanti una società di calcio. E così, anche per avere qualche contributo in
più, in tanti daranno spazio a giovani di prospettiva che sfrutteranno la
vetrina della terza serie per convincere addetti ai lavori, agenti e
dirigenti a investire su di loro. Ci sono realtà, però, dove vincere è quasi
un obbligo morale. Cittadella, Brescia, Spezia, Reggiana, Pescara, Catania,
Salernitana, Bari, senza dimenticare che Novara, Pro Vercelli, Cosenza,
Crotone, Lecco, Treviso, Livorno, Perugia e Carpi hanno trascorsi in
categorie superiori e il pubblico si attende un salto di qualità rispetto a
un recente passato spesso contraddistinto da retrocessioni o tornei di
assestamento. Una riflessione finale sulla Reggina che, oggi, è passata
ufficialmente nelle mani di Claudio Lotito. A Bari la lotta contro la
multiproprietà prosegue senza sosta, al punto che anche l’amministrazione
comunale si è schierata al fianco degli ultras chiedendo alla proprietà di
cedere al miglior offerente. A Salerno, però, la presenza del patron della
Lazio (abbinata all’ottimo lavoro del cognato Marco Mezzaroma
e del direttore sportivo Angelo Fabiani) ha consentito ai granata di passare
dalla D alla A in meno di dieci anni, con bilanci a posto, nuove
infrastrutture, il cavalluccio marino sul petto e due coppe in bacheca.
Saremo ripetitivi, ma poniamo il consueto interrogativo al neo eletto
presidente della FIGC: in un calcio contraddistinto da fallimenti,
penalizzazioni, classifiche stravolte, caos plusvalenze e tanti altri
scandali si può mai pensare che il problema sia un imprenditore talmente
facoltoso da poter gestire due società, negando finanche agli affini di portare
avanti un percorso sportivo? L.Esposito |
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